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Un ponte tra due frane.

Il 12 Febbraio è stato presentato a Messina, al Palacultura appena terminato, il progetto del Ponte sullo Stretto. Presenti all’evento il ministro Matteoli, il presidente dell’Anas Pietro Ciucci, il presidente onorario della società “Stretto di Messina” Nino Calarco, il presidente della regione Sicilia Raffaele Lombardo, il presidente della Provincia Nanni Ricevuto e il sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca. Tutte le facce che contano insomma. Tutti a dire che il ponte porterà sviluppo, che permetterà alla Sicilia di “camminare sulle sue gambe, senza aver più bisogno degli altri” e che Messina non sarà più considerata la sorella minore di Catania e Palermo.

Fuori, il fronte del no al ponte, i sostenitori storici dell’inutilità di questa grande opera, che nonostante  la pioggia e l’orario strano a cui è stata prevista questa conferenza, si è trovato compatto all’esterno del Palacultura.

A pochi giorni dalla presentazione di questo progetto, la terra del sud risponde franando. Frana San Fratello, paesino della provincia di Messina, e frana Maierato, nell’entroterra calabrese. Le immagini di questi due paesi sono state trasmesse da tutti i tg e pubblicate da tutti i giornali: le strade spaccate in due, le case crepate, la montagna che viene giù ed insegue case persone e tutto ciò che si trova davanti.

Sì, è vero, i giganteschi piloni del ponte non interesseranno queste zone in particolare, ma le cose non cambiano di molte se ci spostiamo sulla costa messinese o calabra. Lo testimonia l’alluvione del primo ottobre a Giampilieri e Scaletta Zanclea. Il dissesto idrogeologico presente in questo territorio non è cosa da poco e non va sottovalutato, ma non mi sembra si sia fatto e si  faccia molto per mettere in sicurezza dei paesi che rischiano di scomparire.

A questo punto mi chiedo: dando per scontato che questo ponte si faccia  e sia pronto nel 2017 come prevedono gli esperti, quando dalla Sicilia si arriverà in Calabria per poi proseguire, si dovrà ancora transitare per la Salerno – Reggio Calabria ad una corsia, con cantieri dovunque? Oppure, dopo essere “sbarcati” in Sicilia dal continente, è possibile che se si vuole arrivare a Ragusa ci si debba mettere non so quante ore perchè non ci sono strade a scorrimento veloce, ma solo statali pericolosissime?

Non sarebbe una cosa più opportuna, per non dire sacrosanta, mettere a posto il territorio, le infrastrutture, di Calabria e  Sicilia e poi, forse, se possibile, pensare a questo benedetto ponte?!?

La bellezza dello Stretto di Messina al tramonto.