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Una vita rubata per la seconda volta.

Ventiquattro anni fa, il 12 dicembre 1985, a Saponara, un piccolo paesino in provincia di Messina, veniva assassinata una ragazza di soli 17 anni, con cinque colpi di lupara calibro 12, esplosi a distanza ravvicinata, che la colpirono al braccio, al petto, all’addome, alla spalla e in volto. Perchè? Perchè questa ferocia nei confronti di una ragazzina indifesa?

Perché Graziella Campagna aveva scoperto quello che non avrebbe mai dovuto sapere. Aveva trovato, facendo il suo lavoro in lavanderia con cui aiutava la sua famiglia, un’agendina nella tasca interna di una giacca di un certo “ingegner Cannata”. Graziella scopre che in realtà quell’uomo non è quello che fa credere, bensì è Gerlando Alberti Jr., nipote del boss Gerlando Alberti Sr., arrestato anni prima da Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Graziella, quella sera, non tornerà a casa. L’autobus che ogni sera prendeva appena uscita da lavoro rientra a Saponara senza di lei. I familiari si preoccupano non vedendola rientrare, perché Graziella non era una che era solita far tardi. Alla denuncia dei familiari, i carabinieri rispondono che Graziella sarà scappata per fare la “fuitina”, e continuano a crederlo anche dopo aver verificato che l’unica persona che ha dei progetti con Graziella è a casa, e lei non è insieme a lui. Dei testimoni diranno di aver visto la giovane salire su un auto sconosciuta, però senza paura, come se conoscesse chi vi era all’interno.

Graziella Campagna

Graziella verrà ritrovata morta nelle campagne di Saponara, a Forte Campone, straziata dai colpi d’arma da fuoco.

Ventiquattro anni dopo, pochi giorni prima della sua commemorazione, al Palasport di Saponara, alla presenza dei familiari, del Sindaco del paese tirrenico, di Beppe Fiorello, che interpretò il fratello Pietro in una fiction Rai, e soprattutto alla presenza di molti giovani delle scuole di Messina e provincia, arriva una notizia sconcertante: Gerlando Alberti Jr., condannato all’ergastolo con sentenza definitiva poco meno di un anno fa, è stato trasferito agli arresti domiciliari dal Tribunale di Sorveglianza di Bologna.

Questo ha trasformato un giorno di ricordo, di commemorazione, in una tragedia.  Questa decisione lascia l’amarezza ai familiari, ma anche a tanta gente che crede nella giustizia e che l’aveva vista trionfare il giorno della sentenza contro Alberti. E’ veramente una vergogna che si sia fatta coincidere questa scelta assurda con un giorno di lutto ma anche di speranza per i molti giovani presenti all’evento.

Il ministro della Giustizia Angelino Alfano, rispondendo ad un richiesta del senatore messinese Gianpiero D’Alia, ha disposto un’ispezione per verificare la regolarità di questa decisione.

Sperando che la Giustizia torni a sanare quest’evento ingiusto e ingiurioso nei confronti della memoria di Graziella e dei suoi familiari, ricordiamo questa giovane diciassettenne e le tante altre vittime innocenti della mafia.