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Articoli con tag ‘Morte’

Alla ricerca della verità.

Primi indagati per la morte di Stefano Cucchi, iniziata in carcere e finita in ospedale. Anzi, con precisione, iniziata in tribunale. Sì, le nuove informazioni dicono che il calvario del giovane sia iniziato nelle camere di sicurezza del tribunale. Per fortuna, sempre se verrà creduto, l’ha visto un altro detenuto: un ragazzo di colore, arrestato anche lui per possesso di droga, che ha raccontato al giudice di aver visto quello che sarà l’inizio del pestaggio dallo spioncino della sua cella. Un ragazzo che ha raccolto le parole di Stefano quando, legati insieme dalla stessa catena ai polsi, venivano trasferiti in tribunale per il processo per direttissima; a lui avrebbe detto delle percosse subite dalle guardie. Le stesse guardie che ora sono indagate per omicidio preterintenzionale.

Per ricordare Stefano così com'era..

Indagati, insieme agli agenti, sono i medici della “struttura protetta” dell’Ospedale “Sandro Pertini”. Ora, non so se la cosa peggiore l’abbiano fatta gli uomini in divisa o quelli in camice bianco. O forse, questi ultimi hanno solamente completato l’ “opera”. Stefano, da quando è entrato in ospedale, è stato definito un “paziente poco collaborante“, come dice il lapsus della dottoressa che lo ha visitato, rifiutava le visite e l’alimentazione, nonché le visite dei parenti. Vengono riscontrate le fratture alle vertebre, oltre alle ecchimosi sul viso, si definisce il

paziente in stato di decubito, e l’unica cosa accertata in cartella clinica è un antidolorifico al bisogno. Fino a quando, il 22 ottobre alle 6.15, il suo cuore non regge e Stefano muore da solo, in una stanza di ospedale. E i medici della struttura vengono indagati per omicidio colposo.

A questo, mi viene spontaneo pensare: ma un detenuto non ha diritto a cure pari a quelle di un uomo libero? I medici, vedendo lo stato in cui Stefano Cucchi è arrivato in ospedale, non potevano direttamente denunciare al magistrato e provare, almeno, a salvarlo. Io credo che quello che ha dovuto soffrire questo ragazzo non debba mai accadere, e spero vivamente che questa storia, per quanto triste e dolorosa, possa rimanere viva nelle coscienze di tutti.

Il prezzo della “normalità”.

Questo post mi è venuto in mente leggendo un articolo su un altro blog, cioè questo:  http://www.queerblog.it/post/6484/belgio-ragazza-muore-durante-un-rituale-per-curarla-dallomosessualita-in-carcere-i-genitori

Questa notizia, nel 2009, mi lascia ancora abbastanza scioccata e perplessa. Forse sono ottimista, ma chiedo come possano ancora esserci delle persone che fanno dei “rituali contro l’omosessualità”. Capisco che su questo tema ognuno ha delle opinioni diverse, e ce ne sono tantissime, tutte con sfumature differenti, ma qui mi è sembrato di essere tornati non so di quanti secoli indietro.

Molti, leggendo l’articolo, potrebbero pensare che questo è successo perchè si trattava di una famiglia islamica, ma io non credo. Sicuramente molti “errori” di questo tipo si fanno in nome della religione, ma non solo quella islamica. Chissà quanti di questi rituali vengono fatti pure da ferventi cattolici, solo che non lo sappiamo.

E, volendo prescindere anche dalla religione, quante famiglie, chiamiamole tradizionaliste, hanno fatto di tutto per far cambiare idea ai propri figli omosessuali, spesso, purtroppo, usando anche la violenza fisica oltre quella psicologica. Scrivendo mi è tornata in mente una lettera, letta dal presidente regionale dell’Arcigay della Sicilia, in cui una madre raccontava la storia della propria figlia, presa per i capelli e picchiata dal padre perchè era stata trovata in compagnia di un’altra donna. Una madre che chiedeva scusa alla propria figlia che era dovuta andare via e lei non aveva potuto fare niente per difenderla. Detta in questo modo può  non voler dire nulla, ma giuro che alla fine di quella lettura eravamo tutti con le lacrime agli occhi.

Questo post, nel mio piccolo, vuole essere un no all’omofobia e a chi, ancora oggi, ritiene che gay e lesbiche siano “sbagliati”. La normalità, in realtà, non esiste. Ognuno è normale a modo suo.