Una finestra sul mondo e non solo…

Archivio per febbraio, 2010

Quando essere donna diventa una colpa.

“Bruciata viva” è un libro molto bello. Non c’entra niente come sia stato scritto, il suo stile,  quello che conta è la storia. La storia di questa donna che ha, come sua unica colpa, quella di essere nata donna. Anzi femmina. Perchè le femmine valgono meno di pecore e capre secondo suo padre.

Purtroppo, si sa che ci sono delle culture profondamente maschiliste, in cui le donne non vengono minimamente considerate. Ma leggerlo è diverso.  Leggere, parola per parola, le

Copertina del libro di Suad, "Bruciata viva".

botte, le umiliazioni e le sofferenze di una ragazza di quindici e delle sue sorelle fa rabbrividire. E fa rabbrividire ancora di più sapere che il fratello, sempre e solo per il fatto di essere un “uomo” ( e lo scrivo tra virgolette perchè non credo che lo sia), è sempre stato legittimato a fare ciò che voleva. Ad entrare ed uscire a piacimento, a guardare in faccia chi voleva, e picchiare e umiliare le donne.

Già, le donne. Che strano, in alcuni paesi essere una donna significa essere un’essere speciale, avere un dono, un’intelligenza emotiva diversa da quella degli uomini, e chi più ne ha più ne metta. E invece, da altre parti nel mondo, la nascita di una donna diventa una disgrazia. E se già si hanno troppe figlie femmine, allora si cancellano. Così, appena nate. Prima sorridono perchè vedono il volto della loro mamma per la prima volta, e un attimo dopo è quello stesso volto che cancella definitivamente la loro vita.

E non possono farci niente queste madri. Per loro è giusto così. Per la cultura dove sono cresciute, è giusto che una moglie serva suo marito, gli lavi i piedi e prenda da lui botte e cinghiate nel momento in cui sbaglia. E le loro figlie ricevono questo in eredità. Dovranno sposarsi ancora giovani, vergini, dimostrando a villaggi interi che lo fossero davvero. E riceveranno in eredità un marito che ha lo stesso identico modo di fare del padre.

E anche per le figlie è giusto così. Cercano la libertà nelle case di uomini che poi diventeranno a loro volta prigioni. E così di madre in figlia in figlia, in una catena infinita.

Per fortuna, qualcuno prova a fermarla questa catena.  Leggendo il libro si scopre un’associazione svizzera, Surgir, che prova ad aiutare queste donne rinnegate ed emarginate dalla famiglia. Prova a farle scampare alla morte certa, certa per colpa anche solo di chiacchiere del villaggio. Con alcune donne già ci sono riusciti, così come con Suad, la donna da cui ha preso vita questo progetto, sopravvissuta alla sua esecuzione e testimone diretta dei delitti d’onore.

Leggere questo libro non è solo confrontarsi e rendersi conto delle altre culture, ma soprattutto significa non lasciare sole queste donne che subiscono, giorno dopo giorno, questo tipo di violenza .

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Burned alive” is a very beautiful book. It has nothing like it was written, its style, what matters is the story. The story of this woman who has, as her only fault, that of being born a woman. Indeed female. Because girls, according to her father,  are worth less than sheep and goats.

Unfortunately, we know that there are deeply sexist cultures, where women are in no way involved. But reading is different.  Reading, word for word, the beatings, the humiliations and sufferings of a 15 years old girl and her sister made me shiver. It makes one shudder even more to know that his brother, always and only for being a “man” (and I write it in quotes because I do not think that it is), has always been entitled to do what he wanted: entering and leaving at will, looking to everyone in the face, and beating and humiliating women.

Yes, women. How strange, in some countries being a woman means being a special being, have a gift, different emotional intelligence from that of men, and so on and so forth.

But, elsewhere in the world, the birth of a woman becomes a disgrace. If you already have too many daughters, then you erase them.  Just born. First they smile for seeing their mother’s face  for the first time, and a moment later that same face permanently delete their lives.

And these mothers cannot do anything about it.  For them this is right. For the culture where they grew up, it is right that a wife serves her husband, washes his feet and takes beatings and beatings when she is wrong. And their daughters receive this inheritance. They will still marry young virgins, demonstrating to entire villages that they were indeed. Is inherited a husband who has the exact same way of the father.

And rightly so for their daughters. Seeking freedom in men’s homes which will become prisons. So from mother to daughter to daughter, in an infinite chain.

Fortunately, someone tries to stop this chain. Reading the book you can find a suisse association, SURGIR , trying to help these women, marginalized and disowned by their family. They try to make them escape from certain death, . With some women they already have succeeded, as with Suad, the woman whose life has taken this project, survived the execution and direct witness of honor killings.

Reading this book is not just to confront and be aware of other cultures, but above all means to do not leave alone those women who suffer, day after day, this kind of violence.

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Un ponte tra due frane.

Il 12 Febbraio è stato presentato a Messina, al Palacultura appena terminato, il progetto del Ponte sullo Stretto. Presenti all’evento il ministro Matteoli, il presidente dell’Anas Pietro Ciucci, il presidente onorario della società “Stretto di Messina” Nino Calarco, il presidente della regione Sicilia Raffaele Lombardo, il presidente della Provincia Nanni Ricevuto e il sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca. Tutte le facce che contano insomma. Tutti a dire che il ponte porterà sviluppo, che permetterà alla Sicilia di “camminare sulle sue gambe, senza aver più bisogno degli altri” e che Messina non sarà più considerata la sorella minore di Catania e Palermo.

Fuori, il fronte del no al ponte, i sostenitori storici dell’inutilità di questa grande opera, che nonostante  la pioggia e l’orario strano a cui è stata prevista questa conferenza, si è trovato compatto all’esterno del Palacultura.

A pochi giorni dalla presentazione di questo progetto, la terra del sud risponde franando. Frana San Fratello, paesino della provincia di Messina, e frana Maierato, nell’entroterra calabrese. Le immagini di questi due paesi sono state trasmesse da tutti i tg e pubblicate da tutti i giornali: le strade spaccate in due, le case crepate, la montagna che viene giù ed insegue case persone e tutto ciò che si trova davanti.

Sì, è vero, i giganteschi piloni del ponte non interesseranno queste zone in particolare, ma le cose non cambiano di molte se ci spostiamo sulla costa messinese o calabra. Lo testimonia l’alluvione del primo ottobre a Giampilieri e Scaletta Zanclea. Il dissesto idrogeologico presente in questo territorio non è cosa da poco e non va sottovalutato, ma non mi sembra si sia fatto e si  faccia molto per mettere in sicurezza dei paesi che rischiano di scomparire.

A questo punto mi chiedo: dando per scontato che questo ponte si faccia  e sia pronto nel 2017 come prevedono gli esperti, quando dalla Sicilia si arriverà in Calabria per poi proseguire, si dovrà ancora transitare per la Salerno – Reggio Calabria ad una corsia, con cantieri dovunque? Oppure, dopo essere “sbarcati” in Sicilia dal continente, è possibile che se si vuole arrivare a Ragusa ci si debba mettere non so quante ore perchè non ci sono strade a scorrimento veloce, ma solo statali pericolosissime?

Non sarebbe una cosa più opportuna, per non dire sacrosanta, mettere a posto il territorio, le infrastrutture, di Calabria e  Sicilia e poi, forse, se possibile, pensare a questo benedetto ponte?!?

La bellezza dello Stretto di Messina al tramonto.